La Getty Foundation dona 300mila euro per il restauro dell’ultima cena di Vasari

>> mercoledì 12 maggio 2010

L’“Ultima Cena” di Giorgio Vasari fu commissionata per il Convento delle Murate a Firenze e poi, in seguito alle soppressioni degli ordini religiosi in epoca napoleonica, trasportata a Santa Croce.
All’epoca dell’alluvione del 1966 il grande dipinto (ca. 262x580 circa), era esposto nel Museo dell’Opera di Santa Croce, dove fu gravemente danneggiato dalle acque: la tavola rimase a lungo immersa nell’acqua e nel fango fino al naturale defluire delle acque.
In generale, il gravissimo stato di conservazione provocato dall’alluvione sui dipinti su tavola non aveva altra soluzione in passato che quella estrema del così detto trasporto del colore che consiste nella separazione della pellicola pittorica dal supporto.
Dal 2005 inizia il coinvolgimento dell’Opificio delle Pietre Dure nello studio della risoluzione del problema del restauro.
È notizia di oggi il coinvolgimento della Getty Foundation nel finanziamento del restauro della parte lignea.
Il restauro si presenta come un’operazione delicata e complessa, anche perché aggravata dall’invecchiamento dei materiali, sia quelli originali del Vasari, sia quelli introdotti nel tempo.
Il restauro dell’opera è stato inserito nel grande progetto ’Panel Paintings Initiative’, dedicato alla diffusione delle migliori metodologie di intervento di conservazione per i supporti lignei, attraverso lo scambio di informazioni, l’aggiornamento professionale degli operatori e la formazione di una nuova generazione di restauratori.

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