GLAUCO MAURI e ROBERTO STURNO: "L'INGANNO"

>> lunedì 22 marzo 2010

Due uomini giocano a ingannarsi tra di loro, a ferirsi in un continuo ed enigmatico labirinto psicologico. Giochi, dunque, inganni, trucchi, misteri e invenzioni nell’ultimo lavoro della Compagnia Mauri Sturno: ”L’ inganno”.
Tratto da “Sleuth” (il segugio, l’investigatore), testo teatrale del 1970 scritto da Antony Shaffer e reso celebre anche grazie alle trasposizioni cinematografiche di Joseph L. Mankiewicz (1972) e di Kenneth Branagh (2007), la commedia ha tutti i meccanismi drammaturgici tipici di un giallo e un’atmosfera da thriller psicologico raffinata e grottesca allo stesso tempo. Nella rilettura di Mauri regista tutto ciò è assecondato ed esaltato dalle invenzioni scenografiche particolari. Ironia, dramma e comicità e sorprendenti colpi di scena creano un’atmosfera di grande tensione ma anche, e soprattutto, di grande divertimento. In scena Glauco Mauri e Roberto Sturno innescano un incessante gioco di inganni, enigmi, travestimenti tutto basato sull’incontro e scontro tra verità e menzogna e sarà proprio il pubblico a investigare, a svelare “l’inganno” e a decidere chi sia la vittima e chi il carnefice.
È il ritmo serrato e una ben calibrata commistione di comico e tragico che rendono questo lavoro un perfetto meccanismo scenico, mai banale e mai scontato, grazie anche all’indubbia e indiscussa abilità interpretativa dei due interpreti che ci offrono ampie gamme recitative senza mai cadere nel prevedibile. Un accordo perfetto, quindi tra Glauco Mauri e Roberto Sturno che e ci restituiscono la complessità psicologica dei due protagonisti.
Si torna a casa divertiti e appagati ma anche con un pizzico di amarezza perché si riflette sull’uomo che è sempre protagonista del suo destino, sulla stupida follia che spesso devasta il rapporto tra gli uomini e sulle finzioni che umiliano le debolezze dell’uomo arrivando, come in questo caso, a un tragico finale.


Eleonora Megna




Fino al 28 marzo – Roma – Teatro Valle
dal 07 al 11 aprile - Udine - Teatro Nuovo Giovanni da Udine
dal 13 al 18 aprile - Padova - Teatro Verdi
il 19 aprile Guastalla - Teatro Ruggeri
dal 21 al 25 aprile- Venezia - Teatro Goldoni
dal 27 aprile al 02 maggio Bergamo - Teatro Donizetti
dal 04 al 05 maggio - Vicenza - Teatro Comunale
dal 12 al 16 - Messina - Teatro Vittorio Emanuele

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Goya e la sua eredità

>> mercoledì 17 marzo 2010

Francisco Goya e la sua complessa eredità culturale. Questo è il tema della mostra che da oggi, 17 marzo, è allestita a Milano, a Palazzo Reale. Fino al 27 giugno sarà possibile ammirare più di 180 opere, tra dipinti, incisioni e disegni, che insieme contribuiscono a ricostruire la relazione tra il pittore spagnolo e altri celebri artisti che hanno segnato il percorso dell’arte degli ultimi due secoli: da Delacroix, Klee, David, Kokoschka, Mirò, Picasso, Bacon, Pollock, Guttuso.
Tra le tematiche affrontate nell’esposizione meneghina, l’immagine della nuova società, l’espressione della soggettività, la reazione gestuale, la violenza e un inedito confronto tra Goya e il mondo moderno, di cui il pittore è stato anticipatore e testimone, come uomo e artista.
La mostra è organizzata in cinque sezioni: “Il lavoro del tempo. I ritratti” dove ritratti e autoritratti danno conto della rinnovata analisi della soggettività, caratteristica distintiva della società moderna; “La vita di tutti i giorni”, con opere che mostrano le conseguenze e le derivazioni di questa
nuova società nella quotidianità; “Comico e grottesco”, che intende illustrare il mondo moderno mostrandone gli aspetti più assurdi; “La violenza”, in cui le rappresentazioni della guerra e delle sue drammatiche conseguenze intendono esplorare l’aspetto più terribile della trasformazione della società; “Il grido”, restituisce i volti di quella soggettività ammirata nella prima sezione della mostra, ormai deformati dal terrore, ridotti a una lontana parvenza di quel che furono.
L’esposizione, curata da Valeriano Bozal e Concepción Lomba, due fra i massimi studiosi spagnoli di Goya e di arte contemporanea, e sostenuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è nata dalla collaborazione tra Sociedad Estatal para la Acción Cultural Exterior (SEACEX), il Ministerio de Asuntos Exteriores y de Cooperación e il Ministerio de Cultura di Spagna, la Fundación Goya en Aragón e Palazzo Reale di Milano. Vede coinvolte numerose istituzioni italiane e spagnole, in coincidenza con il semestre spagnolo di Presidenza dell’Unione Europea.

Goya e il mondo moderno



Sede: Milano, Palazzo Reale, Piazza Duomo 12

Date della mostra: dal 17 marzo al 27 giugno 2010

Orari: lunedì, dalle ore 14,30 alle 19,30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle ore 9,30 alle 19,30
giovedì e sabato dalle ore 9.30 alle ore 22.30
il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura

Ingresso: intero € 9,00; ridotto € 7,50; ridotto speciale € 4,50

Infoline e prevendite: tel. 02/54910; www.ticket.it/goya

Prenotazioni visite guidate gruppi e scuole: tel. 02/6597728; fax 02/6599269; info@adartem.it; www.adartem.it

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La Bella principessa di Leonardo in mostra a Goteborg

bella_principessa Il capolavoro inedito di Leonardo da Vinci, intitolato ’Profilo della bella principessa’ e realizzato intorno al 1490, verrà esposto in anteprima mondiale per la prima volta in Svezia nell’Eriksbergshallen di Goteborg da sabato 20 marzo al 15 agosto, in una grande rassegna intitolata “And there was light. The Masters of the Renaissance”, dedicata a Leonardo, Michelangelo e Raffaello, a cura di Francesco Buranelli, già direttore dei Musei Vaticani, e Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale di Vinci.
L’allestimento è didascalico e caratterizzato da un ricorso importante alle nuove tecnologie, con allestimenti multimediali e la realizzazione di modelli tridimensionali di invenzioni ed edifici e riproduzioni di opere d'arte.
Alle opere d'arte originali si affiancano quelle di artisti contemporanei che si sono ispirati ai tre grandi maestri.
La mano di Leonardo nella “Bella principessa” è stata identificata recentemente dal professor Vezzosi, opera da lui segnalata come “Profilo nuziale di giovane dama” e definita “inedita” in un libro. L’opera, che finora era stata erroneamente attribuita alla scuola tedesca del XIX secolo, appartiene al collezionista canadese Peter Silverman. Il direttore del Museo Ideale di Vinci ha assegnato il disegno su pergamena a Leonardo in base a un procedimento di analisi critica per evidenze, per esclusione e per confronto, basato su considerazioni storico-artistiche, tecniche ed estetiche, stilistiche e iconografiche, alle quali si sono aggiunti i risultati (di conferme e compatibilità) delle indagini
scientifiche, compresa l’identificazione di un’impronta digitale riconosciuta come dell’artista-scienziato del Rinascimento.

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LA CACCIA

>> venerdì 12 marzo 2010

Le “Baccanti” di Euripide viste da Lo Cascio


È un monologo multimediale lo spettacolo ideato, scritto e interpretato da Luigi Lo Cascio, uno dei migliori interpreti italiani che, in ogni sua avventura teatrale e cinematografica, ci convince e ci commuove per la sua straordinaria abilità artistica.

Nella tragedia, Euripide racconta la storia di un uomo, Penteo, tiranno di Tebe che tenta di estromettere il dio Dioniso dallo spazio pubblico. Lamentando il fatto di non essere stato riconosciuto e venerato nella sua città d’origine, il dio si vendicherà in maniera smisurata conducendolo ad un’enorme disfatta. La personale rivisitazione di Lo Cascio, che interpreta Penteo, racconta, tutta in soggettiva, la vicenda del tiranno, dallo scontro con Dioniso all’inversione che trasforma il sovrano da cacciatore a preda, da tutore dell’ordine cittadino a corpo dilaniato e ridotto in frammenti senza dignità.
Ciò che accade sulla scena è una diretta proiezione dei tormenti che affliggono l’animo del tiranno; le sue visioni e le sue allucinazioni ci appaiono in forma di animazione visiva e ci vengono restituite dai meccanismi espressivi e vocali di Lo Cascio che ci appare prima come straniato poi completamente immerso e perso nella scena vuota.
“La Caccia” è un affascinante e coinvolgente viaggio, di chiara matrice kafkiana, nei labirinti della psiche umana, negli incubi più vivi e nelle pulsioni più profonde di un uomo. Come nel suo precedente “Nella tana” c’è una creatura sola che rimugina su se stessa, c’è l’elemento onirico e c’è questa ben riuscita molteplicità di linguaggi: parola, suono e visione lavorano contemporaneamente e in maniera piuttosto compatta, per restituirci i turbamenti e i conflitti interiori di Penteo ma soprattutto dell’uomo moderno. Lo Cascio, infatti, parte dalla tragedia per affrontare e indagare alcuni temi della società contemporanea: il dissidio fra ragione e istintualità, fra dovere e piacere, fra una società ordinata da regole che vanno rispettate perché possa sopravvivere la convivenza civile e una comunità che esiste in preda alle passioni.

Insieme a Lo Cascio fa la sua comparsa in video il giovanissimo Pietro Rosa che, nelle vesti dello studioso di cultura greca, ci parla anche dello smarrimento del valore del tragico, per noi irrimediabilmente perduto.

Il progetto, prodotto dal Teatro Stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, è stato sviluppato a più mani insieme a un manipolo di artisti visivi - Nicola Console per le scene e i disegni, Alice Mangano per scene e art direction, Desideria Rayner per i suoni e il montaggio video, Stefano Mazzanti per il disegno luci.

Eleonora Megna


Dal 14 al 21 marzo 2010 a Milano al nuovo spazio dell’Elfo Puccini
Dal 24 al 25 marzo 2010 a Pavia, Teatro Fraschini
Il 28 marzo 2010 a Grosseto, Teatro Moderno

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MONI OVADIA – Il conto dell’ultima cena

>> giovedì 11 marzo 2010

ovadia Tra religione e tradizione, storielle e ricette, Moni Ovadia indaga l'etica ebraica del cibo

"Mangiare vuol dire vivere, non sopravvivere. E se decidiamo la nostra vita a partire da ciò che scegliamo per il nostro desco, quella decisione è un atto di libertà”


E' un viaggio tra saperi, sapori e profumi, tra Vecchio e Nuovo Testamento, regole kasher, insegnamenti rabbinici il nuovo libro del cantore yiddish Moni Ovadia che, con un tono tra il serio e il faceto, ci fa riflettere sulle molteplici sfaccettature dell’atto del cibarsi, al di là della funzione primaria, facendo risaltare i legami tra il cibo e la spiritualità e insegnandoci come le nostre scelte alimentari, se mirate, possono dar vita a processi virtuosi di giustizia sociale e di sviluppo interiore di ognuno di noi.

La storia è nota a pochi. A ogni elezione di un nuovo papa, una delegazione della comunità ebraica romana si recava nei sacri palazzi portando un'antica pergamena sigillata che, regolarmente, il sommo pontefice rifiutava di accettare. Finché, un giorno, il papa, d'accordo con il rabbino capo, decise di consultarne il contenuto. L'intestazione recitava: “Il conto dell'Ultima Cena”. Non si sa con esattezza l'ammontare dell'importo richiesto per quel celebre pasto, anche perché, per risapute ragioni, gli apostoli e Gesù non riuscirono a onorare il debito. Parte proprio da qui, da questa storiella (non si sa se è vera o inventata) il viaggio di Moni Ovadia all'interno della tradizione kasher. Così tra aneddoti e riflessioni, tutti rigorosamente e ironicamente filtrati attraverso la personale condizione di ebreo errante, Moni Ovadia ci invita a servirci del cibo rispettando le nostre regoli interiori, a pensare al cibo come nutrimento dell’anima e a riflettere sul significato che ogni alimento investe per noi.

Il cibo, si sa, conserva e assicura tradizioni ma molti di noi, presi dalla frenesia della vita moderna, non riflettono sulle specificità degli alimenti e si lasciano condizionare dai martellamenti pubblicitari o, ancora peggio, dalle loro stesse abitudini. Esiste, purtroppo, una mala educazione diffusa che offusca le nostre coscienze ma queste pagine sono un invito a porci interrogativi, a chiederci se noi ci rispettiamo, ci ascoltiamo, se siamo in grado, ad esempio, di vedere nell’animale un essere vivente con una propria dignità non solo una cosa da mangiare o da uccidere per divertimento.

Insomma, l’alimentazione è cultura ma noi siamo in grado di dare un significato alla parola “cultura”?


Eleonora Megna



Il conto dell'ultima cena. Il cibo, lo spirito e l'umorismo ebraico

Moni Ovadia; Gianni Di Santo

Einaudi – 134 p. - € 16,00

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