MONI OVADIA – Il conto dell’ultima cena

>> giovedì 11 marzo 2010

ovadia Tra religione e tradizione, storielle e ricette, Moni Ovadia indaga l'etica ebraica del cibo

"Mangiare vuol dire vivere, non sopravvivere. E se decidiamo la nostra vita a partire da ciò che scegliamo per il nostro desco, quella decisione è un atto di libertà”


E' un viaggio tra saperi, sapori e profumi, tra Vecchio e Nuovo Testamento, regole kasher, insegnamenti rabbinici il nuovo libro del cantore yiddish Moni Ovadia che, con un tono tra il serio e il faceto, ci fa riflettere sulle molteplici sfaccettature dell’atto del cibarsi, al di là della funzione primaria, facendo risaltare i legami tra il cibo e la spiritualità e insegnandoci come le nostre scelte alimentari, se mirate, possono dar vita a processi virtuosi di giustizia sociale e di sviluppo interiore di ognuno di noi.

La storia è nota a pochi. A ogni elezione di un nuovo papa, una delegazione della comunità ebraica romana si recava nei sacri palazzi portando un'antica pergamena sigillata che, regolarmente, il sommo pontefice rifiutava di accettare. Finché, un giorno, il papa, d'accordo con il rabbino capo, decise di consultarne il contenuto. L'intestazione recitava: “Il conto dell'Ultima Cena”. Non si sa con esattezza l'ammontare dell'importo richiesto per quel celebre pasto, anche perché, per risapute ragioni, gli apostoli e Gesù non riuscirono a onorare il debito. Parte proprio da qui, da questa storiella (non si sa se è vera o inventata) il viaggio di Moni Ovadia all'interno della tradizione kasher. Così tra aneddoti e riflessioni, tutti rigorosamente e ironicamente filtrati attraverso la personale condizione di ebreo errante, Moni Ovadia ci invita a servirci del cibo rispettando le nostre regoli interiori, a pensare al cibo come nutrimento dell’anima e a riflettere sul significato che ogni alimento investe per noi.

Il cibo, si sa, conserva e assicura tradizioni ma molti di noi, presi dalla frenesia della vita moderna, non riflettono sulle specificità degli alimenti e si lasciano condizionare dai martellamenti pubblicitari o, ancora peggio, dalle loro stesse abitudini. Esiste, purtroppo, una mala educazione diffusa che offusca le nostre coscienze ma queste pagine sono un invito a porci interrogativi, a chiederci se noi ci rispettiamo, ci ascoltiamo, se siamo in grado, ad esempio, di vedere nell’animale un essere vivente con una propria dignità non solo una cosa da mangiare o da uccidere per divertimento.

Insomma, l’alimentazione è cultura ma noi siamo in grado di dare un significato alla parola “cultura”?


Eleonora Megna



Il conto dell'ultima cena. Il cibo, lo spirito e l'umorismo ebraico

Moni Ovadia; Gianni Di Santo

Einaudi – 134 p. - € 16,00

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